12) Marx. Annullamento, asservimento, estraniazione.
Marx parte dalla critica agli economisti classici per arrivare a
descrivere il fatto centrale dell'economia politica, cio il
rapporto tra la divisione del lavoro e la condizione di
alienazione dell'operaio. La relazione fra l'operaio e l'oggetto
del suo lavoro , per Marx, simile a quello fra l'uomo e Dio.
K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Primo
manoscritto (vedi manuale pagine 34-36).
Quindi, ora noi dobbiamo comprendere la connessione essenziale che
corre tra la propriet privata, l'avidit di denaro, la
separazione tra lavoro, capitale e propriet fondiaria, tra
scambio e concorrenza, tra valorizzazione e svalorizzazione
dell'uomo, tra monopolio e concorrenza, eccetera, la connessione
di tutto questo processo di estraniazione col sistema monetario.
Non trasferiamoci, come fa l'economista quando vuol dare una
spiegazione, in uno stato originario fantastico. Un tale stato
originario non spiega nulla. Non fa che rinviare il problema in
una lontananza grigia e nebulosa. Presuppone in forma di fatto, di
accadimento, ci che deve dedurre, cio il rapporto necessario tra
due fatti, per esempio tra la divisione del lavoro e lo scambio.
Allo stesso modo la teologia spiega l'origine del male col peccato
originale, cio presuppone come un fatto, in forma storica, ci
che deve spiegare.
Noi partiamo da un fatto dell'economia politica, da un fatto
presente.
L'operaio diventa tanto pi povero quanto maggiore  la ricchezza
che produce, quanto pi la sua produzione cresce di potenza e di
estensione. L'operaio diventa una merce tanto pi vile quanto pi
grande  la quantit di merce che produce. La svalorizzazione del
mondo umano cresce in rapporto diretto con la valorizzazione del
mondo delle cose. Il lavoro non produce soltanto merci; produce se
stesso e l'operaio come una merce, e proprio nella stessa
proporzione in cui produce in generale le merci.
Questo fatto non esprime altro che questo: l'oggetto che il lavoro
produce, il prodotto del lavoro, si contrappone ad esso come un
essere estraneo, come una potenza indipendente da colui che lo
produce. Il prodotto del lavoro  il lavoro che si  fissato in un
oggetto,  diventato una cosa,  l' oggettivazione del denaro. La
realizzazione del lavoro  la sua oggettivazione. Questa
realizzazione del lavoro appare nello stadio dell'economia privata
come un annullamento dell'operaio, l'oggettivazione appare come
perdita e asservimento dell'oggetto, l'appropriazione come
estraniazione, come alienazione.
[...].
Tutte queste conseguenze sono implicite nella determinazione che
l'operaio si viene a trovare rispetto al prodotto del suo lavoro
come rispetto ad un oggetto estraneo. Infatti, partendo da questo
presupposto  chiaro che: quanto pi l'operaio si consuma nel
lavoro, tanto pi potente diventa il mondo estraneo, oggettivo,
che egli si crea dinanzi, tanto pi povero diventa egli stesso, e
tanto meno il suo mondo interno gli appartiene. Lo stesso accade
nella religione. Quante pi cose l'uomo trasferisce in Dio, tanto
meno egli ne ritiene in se stesso. L'operaio ripone la sua vita
nell'oggetto; ma d'ora in poi la sua vita non appartiene pi a
lui, ma all'oggetto. Quanto pi grande  dunque questa attivit,
tanto pi l'operaio  privo di oggetto. Quello che  il prodotto
del suo lavoro, non  egli stesso. Quanto pi grande  dunque
questo prodotto, tanto pi piccolo  egli stesso. L' alienazione
dell'operaio nel suo prodotto significa non solo che il suo lavoro
diventa un oggetto, qualcosa che esiste all' esterno, ma che esso
esiste fuori di lui, indipendente da lui, a lui estraneo, e
diventa di fronte a lui una potenza per se stante; significa che
la vita che egli ha dato all'oggetto, gli si contrappone ostile ed
estranea.
K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi,
Torino, 1968, pagine 70-71 e 72.
